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Ti avvicini piano,
come chi teme il rumore dei propri passi.
Lui ti guarda,
ma non vede te:
vede ciò che è stato,
le crepe antiche che il tempo non ha chiuso.
E allora ti tiene lontana,
non per mancanza,
ma per paura.
Paura che il passato,
quel vecchio spettro ostinato,
si sieda di nuovo tra voi
a dividere il respiro.
Tu resti lì,
con le mani piene di presente
e il cuore che vorrebbe solo dire:
“Io non sono ciò che è accaduto,
io sono ciò che può accadere”.
Ma lui si ritrae,
come se ogni tuo passo
facesse rumore di ricordi.
Eppure tu resti,
forte nella tua luce,
sapendo che chi fugge dal passato
non sempre sa vedere
la bellezza di chi gli sta davanti.